Grande strategia e diplomazia alla vigilia della catastrofe
Il 1° gennaio 1936 il mondo è ancora segnato dalla Grande Depressione e dalle conseguenze della Grande Guerra. L'ordine uscito da Versailles regge a fatica: la Società delle Nazioni, con sede a Ginevra, ha tentato di fermare l'Italia di Mussolini in Etiopia con sanzioni parziali che non hanno bloccato né il petrolio né il canale di Suez, e la sua autorità è già incrinata. Gran Bretagna e Francia, potenze coloniali anziane e riluttanti, cercano di evitare un nuovo conflitto, mentre gli Stati Uniti, con il Neutrality Act, si sono ritirati nell'isolazionismo. Tre blocchi ideologici si guardano con diffidenza. Le democrazie liberali dell'Europa occidentale e del Nord America difendono i trattati, ma sono divise e indebolite dalla crisi economica. I regimi fascisti e nazionalisti, guidati dalla Germania di Hitler e dall'Italia di Mussolini, chiedono la revisione dei confini e il riarmo. L'Unione Sovietica di Stalin, in pieno piano quinquennale e alla vigilia delle grandi purghe, cerca alleanze difensive con le democrazie. Il Giappone, dominato dai militari, ha già creato il Manciukuò e minaccia la Cina; una Cina divisa tra il governo nazionalista di Chiang Kai-shek, i comunisti di Mao Zedong dopo la Lunga Marcia e vari signori della guerra non è in grado di resistere. In Europa i punti di crisi sono la Renania smilitarizzata, l'Austria, la Cecoslovacchia, Danzica e la Spagna, dove le elezioni di febbraio possono scatenare uno scontro tra destra e sinistra. In Medio Oriente e Africa gli imperi britannico, francese e italiano controllano la gran parte dei territori, ma i nazionalismi locali crescono. In America Latina dittature militari e regimi populisti si contendono l'influenza tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, e nel Pacifico il Giappone e gli Stati Uniti si preparano a una rivalità che potrebbe diventare guerra.
Gennaio 1936. La Grande Depressione non è ancora finita, la Società delle Nazioni ha mostrato la sua debolezza davanti all'invasione italiana dell'Etiopia, la Germania nazista si prepara a rimilitarizzare la Renania, il Giappone preme sulla Cina e la Spagna è sull'orlo della guerra civile. Impersona chi comanda davvero in uno dei paesi del mondo, dai grandi dittatori alle potenze democratiche, dai signori della guerra cinesi ai regni più piccoli. Ogni leader ha un esercito, un'economia e un popolo da tenere insieme, e deve decidere se sostenere l'ordine esistente, stravolgerlo o tenersene fuori. La storia può restare quella che conosciamo oppure divergere.
📜 Simulation Rules: World Order 19361. Territorio e ControlloCambiamento di Sovranità: Una cella cambia Potenza occupante unicamente a seguito di un'occupazione militare riuscita, una cessione formale firmata, un colpo di stato o una secessione. Nessun territorio può essere annesso o ceduto tramite un semplice ordine politico. Linee di Rifornimento: Chi invade deve garantire presenza di forze terrestri e linee di rifornimento attive. Oltre la propria linea di rifornimento, la Forza Militare effettiva subisce un calo progressivo dopo poche settimane. Stabilizzazione: Una cella appena conquistata rimane instabile e ad alto rischio di ribellione finché l'occupante non vi dedica tempo e risorse economiche/militari. 2. Guerra e Scontri MilitariRisoluzione dei Conflitti: Lo scontro tra due leader viene risolto confrontando Forza Militare, Economia, livello di preparazione delle truppe e distanza dal fronte. Logoramento: Una guerra prolungata logora l'Economia e la Stabilità Interna di entrambi i belligeranti di una fascia alla volta. Fattori Tattici e Risorse: L'avversario più forte non vince in automatico. Un esercito epurato, privo di risorse critiche (es. petrolio) o con una flotta bloccata può essere sconfitto da una forza numericamente inferiore ma meglio organizzata e rifornita. Tenuta Coloniale: Le potenze coloniali subiscono una marcata perdita di Stabilità Interna nei territori d'oltremare quando la metropoli è impegnata in conflitti altrove. 3. Diplomazia e IdeologiaAccordi e Garanzie: La stipula di alleanze, trattati commerciali o garanzie di indipendenza richiede un valore adeguato di Prestigio e un chiaro interesse comune. Tensione Ideologica: Ideologie opposte rendono più difficili le intese e alimentano costantemente la Tensione Internazionale. L'Ideologia e la linea di politica estera condizionano le richieste che un leader può avanzare senza perdere credibilità. Penalità di Reputazione: Violare un trattato o un patto firmato comporta un'immediata perdita di Prestigio e un incremento della Tensione Internazionale. 4. Tensione InternazionaleFattori di Incremento: Ogni invasione, riarmo dichiarato o crisi diplomatica non risolta aumenta il livello di Tensione Internazionale. Fattori di Riduzione: Il rispetto degli accordi e la partecipazione a conferenze internazionali riducono la tensione. Soglia di Crisi (80+ punti): Superati gli 80 punti di Tensione, un singolo incidente di frontiera può trascinare altre potenze in guerra. Inoltre, l'attacco di una Grande Potenza contro un paese minore non potrà restare senza la reazione delle potenze che ne garantivano i confini. 5. Società delle NazioniEfficacia delle Sanzioni: Le sanzioni economiche o diplomatiche hanno effetto solo se applicate congiuntamente da più potenze. Crollo dell'Autorità (<20 punti): Se l'Autorità della Società delle Nazioni scende sotto i 20 punti, le sanzioni cessano di essere applicate e i trattati multilaterali perdono ogni valore legale o coercitivo. 6. Tempo e Catena di ComandoVelocità delle Informazioni: Le notizie e gli ordini viaggiano alla velocità dei telegrafi e delle navi dell'epoca. Un'operazione ordinata in una colonia lontana impiega settimane per essere ricevuta, organizzata ed eseguita. Degrado degli Ordini: I comandi militari agiscono unicamente lungo una catena di comando credibile; in assenza di comunicazioni o coordinamento diretti, l'efficacia dell'ordine si degrada rapidamente.